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Crisalide

A te che cantavi “Por un beso de la Flaca daria lo que fuera, por un beso de ella, aunque solo uno fuera” in un tavolo pieno di discorsi vuoti e bicchieri pieni e mi guardavi fisso che non sapevo più se stavi cantando per me o volevi che ti suggerissi le parole.

A te che mi accarezzasti i capelli all’improvviso mentre ero addormentata su un banco e il sole mi baciava la fronte.

A te che ti incontravo sui binari dei treni diretti a Roma e cercavo di fuggire tra i passanti e alle cene mi chiedevi sempre a che ora prendevo il treno e perchè non mi incrociavi mai.

A te che ti piaceva la musica così tanto al punto di desiderare di farti vibrare come riusciva a farti fare lei.

A te che t’ho sognato giorni e notti per lunghissimi anni fatti di attese, di sguardi fugaci, di persone che avevano il tuo nome, di foto conservate, di lettere mai spedite, di serate intere al gusto di speranza e di rimpianti.

A te dedico un pensiero oggi.

Potresti lasciarmi in pace una volta e per sempre?

Stanotte pensavo alla smania che abbiamo di dare una definizione all’amore.

Come se poi una volta definito, una volta conosciuto in tutti i sintomi, una volta che sappiamo cos’è e cosa non è ci possa essere sul serio un motivo per rimanerne immuni o per riuscire a farne germogliare i semi dove ci sono solo campi aridi.

Già vedo mandrie di ipocondriaci dell’amore a cercare su dottor Google tutti i sintomi dell’innamoramento e fare sospironi di sollievo quando non si trova nulla che possa pensare di essere vittime di questa atroce malattia.

Per me l’amore sei tu che ogni sera, prima di andare a dormire, mi dici “se ti serve qualcosa chiamami”. E questo penso che non riuscirei a trovarlo neppure sulla Treccani in 187 volumi.

Ogni volta faccio un errore mi sembra di rivivere quel gioco che si fa da piccoli. Ripetere una parola talmente tante volte fino a trovarla assurda. Solo che lo faccio al contrario:so che i miei errori sono assurdi. E li ripeto tante volte per cercare di trovarli ragionevoli.

Non c’è più un divano a casa mia.

E’ più corretto dire che mi sono cresciuti dei cuscini attorno.

Comunicazione di servizio per l’anon di prima.
Se sei così fatti trovare alle 10 e 30 sotto casa.
Grazie.
(comunicazione di servizio per il mio fidanzato: si cazzeggia eh!)

Comunicazione di servizio per l’anon di prima.

Se sei così fatti trovare alle 10 e 30 sotto casa.

Grazie.

(comunicazione di servizio per il mio fidanzato: si cazzeggia eh!)

posso uscire con te?
Anonimo

Basta che offri te.

E mi riporti a casa.

E ti metti un vestito meno grigio.

E, soprattutto, mi dici che sostanze strane assumi per voler uscire con una come me.

Ho paura. I gattini sono ad un passo dalla conquista del mondo.
E quel punto esclamativo a fine frase mi inquieta non poco.

Ho paura. I gattini sono ad un passo dalla conquista del mondo.

E quel punto esclamativo a fine frase mi inquieta non poco.

Leggendo i quiz del concorso mi imbatto in una domanda. Mi chiedono se a norma della Costituzione il reddito percepito dal lavoratore deve essere sufficiente ad assicurare a sè e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

A norma della Costituzione si, dovrebbe essere così.

Ricordo che scelsi la facoltà di giurisprudenza per conoscere i diritti e i doveri. Per diventare un giudice magari e assecondare il mio innato spirito di giustizia ed equità (d’altronde sono del segno della Bilancia e me la tirano con questa storia dell’innato spirito di giustizia da quando ero piccina picciò). Ricordo che più andavo avanti e più leggevo molta teoria e poca corrispondenza con la realtà. Ricordo che un giorno sono uscita dalla biblioteca, ho preso il 23 (che a Roma fa il giro di tutta la città), sono rimasta tutto il tragitto con la testa appoggiata al finestrino, sono rientrata in casa, ho guardato mio padre e ho detto che avevo fatto la cavolata più grossa della mia vita a scegliere quella facoltà.

Mi chiese perchè.

Gli risposi che volevo fare la veterinaria da grande e non il giudice.

Mi disse “non è vero”.

E io gli risposi “è questo il problema. Io non so mentire”.

Facciamo il punto della situazione.

Berlusconi e Fede si sono tolti dalle balls. Tiziano Ferro si è finalmente innamorato e tutti sanno che è un uomo (almeno). Laura Pausini è dimagrita. La Canalis e Vieri si sò rimessi insieme. Megavideo è passato a miglior vita. Al Festival di Sanremo sono 3 anni che vincono quelli di “amici di Maria de Filippi”. Il Grande Fratello s’è preso una pausa di riflessione. E’ tornato l’ici travestito da imu. Sono uscite le date del concorso del comune di Roma che rinviavano da due anni. Moccia è diventato sindaco. Sono ritornati i pantaloni a vita alta (giuro li ho visti). Ho imparato a cucinare.

Non oso immaginare cos’altro potrà succedere da qui alla fine del mondo.

Buonanotte a chi ha sogni delicati e poco coraggiosi,riposti in fondo ad un cassetto. Che riapre una notte senza luna, per spolverarli, desiderarli e sentirsi ancora vivo. Almeno un po’.
Buonanotte a chi ha pensieri rivolti a ricordi e non a persone. Buonanotte a chi sentirà il freddo di un abbraccio che manca da troppo tempo.
Buonanotte a chi, tra le lacrime, continua a dire che ne vale la pena.
Buonanotte a chi non si fa più domande.
Buonanotte a chi ogni giorno fa conti che non tornano mai. Buonanotte a chi darà un ultimo bacio a qualcuno di importante.
Buonanotte a chi ha voglia di avere qualcuno a cui raccontare un tramonto.
Buonanotte a chi ha i mostri sotto al letto e nel cuore.
Buonanotte a chi ha parole troppo ingombranti e non sa più dove trascriverle perchè smettano di fare male.
Buonanotte a chi combatte e lo fa in silenzio, e urla solo quando si disinfetta la ferita. Buonanotte a chi non si riconosce allo specchio per piacere a qualcuno che non c’è più.
Buonanotte a chi non ha mai avuto una possibilità per vedersi migliore negli occhi di qualcuno.
Buonanotte a chi ha pagato con pezzi di cuore una kilata di bugie.
Buonanotte a chi non percepisce più la bellezza.
Buonanotte a chi non ha nessuno che gli darà la buonanotte.

Buonanotte alla mia stella che ora tace ma dà un senso a questo cielo.

Arrivo alle 19 e 15 di un lunedi qualunque e invece di interrogarmi su cosa dovrei cucinare per cena sono qui davanti ad un monitor a chiedermi: ma quando scrivete “cose mie#356” o “confessione numero 44 in fila per 2 con il resto di 3” o “cose belle belle number five” tenete il conto veramente o sparate numeri a casaccio?

n.b. :prima di unfollarmi a massa impettiti e inferociti e offesi a morte, ci tengo a precisare che non sono ironica nè polemica ma solo n’anticchia curiosa.

Guardando Tumblr ho capito finalmente cosa sia la felicità.

Una serie di trombate fatte bene, la pancia piena di tanti dolciumi pieni di glassa e cioccolata in ogni dove, qualche gatto che gira per casa, un uomo barbuto o una donna rossa con le lentiggini per amante, una casa piena di bianco stile romantico coloniale, una libreria piena di libri di Bukowski, Palahniuk, Alda Merini etc. etc., gonne e calze di ogni modello con disegnati fiori di ogni colore, un letto in ferro battuto con foto in bianco e nero e lampadine attaccate al soffitto a forma di stelle.

Solo ora capisco perchè non esiste.

Soprattutto di lunedi mattina.


Potresti smetterla di ricordare che tutto cambia?

Potresti osservare le linee della mia mano.
E sono sempre le stesse.
Le linee della vita e dell’amore si incrociano sempre nello stesso punto.
Dove fa male eppure ha fatto così bene.
Potresti guardare il verde dei miei occhi.
Dicono che con una certa luce possano diventare azzurri.
Ma io li ho sempre visti verdi. Anche al mare.
Posso sentire il suono della tua voce dopo aver fatto l’amore.
E’ affannata, è soffice, è sussurrata, è calda. Ha un tono irripetibile in altre circostanze.
Ma so riconoscerla. So aspettarla.
Posso prevedere come muoverai le mani sul volante quando la radio trasmetterà una canzone che ti carica.
Osservare il ciondolare della tua testa a ritmo della musica e le smorfie che farai con la bocca.
Come fossi su un palco immaginario solo per me.
Potresti vedere come arrossisco quando qualcuno mi fa un complimento.
Spero sempre che tu riesca a farmene uno più bello.
Perchè i tuoi complimenti sono gli unici che credo di meritare.
Potresti vedere come ti aspetto quando non torni.
Come sto alla finestra a calcolare il percorso che dovrai fare.
Per vederti entrare dalla porta con quegli occhi troppo rossi.
E il tuo sorriso spalancato sulle mie braccia.
Posso abbracciare il tuo torace.
Troppo magro per tua madre e per tutte le donne che ti osservano.
Grande come il mondo quando mi tieni stretta a te.

E ora, ti prego, potresti smetterla di ricordare che tutto cambia?

E’ molto bello “Dai un appuntamento ad una ragazza che legge” di Rosemarie Urquico. Però credo che molti ragazzi da tutto quel papiro riescano a trarre un’unica conclusione: ad una ragazza che legge bisogna chiedere un appuntamento via sms.

La cosa più bella di Roma non sono le sue luci, le sue notti, i suoi monumenti, la sua storia, i suoi vicoli, i suoi sassi.La cosa più bella di Roma è che non è mai uguale nel suo rimanere eterna.

La cosa più bella di Roma non sono le sue luci, le sue notti, i suoi monumenti, la sua storia, i suoi vicoli, i suoi sassi.
La cosa più bella di Roma è che non è mai uguale nel suo rimanere eterna.